Accessibilità dei siti web: 2021 e oltre

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Con questo post vorrei condividere parte di ciò che ho appreso su uno degli aspetti più sottovalutati e importanti dei siti web e delle applicazioni: l’accessibilità. Errori comuni da non sottovalutare, strumenti utili e soprattutto le novità in arrivo a riguardo.

Ci sono infatti importanti cambiamenti, nell’immediato e nel futuro prossimo, che porranno il tema accessibilità in grande rilievo.

A fondo post troverete qualche suggerimento utile per iniziare ad approcciarsi agli standard di accessibilità, qualora lo desideriate, e che ho trovato personalmente utile in diversi scenari.


  1. Cosa vuol dire accessibilità?
  2. Perché rendere accessibile un sito web?
  3. Il caso Domino’s Pizza
  4. Qual’è la normativa in Italia?
  5. Cosa cambierà nei prossimi anni?
  6. Da dove iniziare per rendere accessibile un sito web?

Cosa vuol dire accessibilità?

In senso ampio accessibilità significa rendere facilmente fruibile uno strumento da parte di qualsiasi persona. Su internet, in particolare, vuol dire permettere a persone con disabilità temporanee e non, l’accesso ai servizi forniti rendendo compatibili i canali di comunicazione (come i siti web o le app) con le tecnologie assistive a disposizione.

È la Web Accessibility Initiative (link al sito W3C sezione WAI), nata dal W3C nel 1997, ad aver definito quelle che sono le linee guida dell’accesibilità sul web denominate Web Content Accessibility Guidelines (WCAG). Oggi arrivate alla versione 2.1, sono ampiamente adottate anche dalla normativa Italiana e Europea.

Queste linee guide, che si articolano su tre livelli (A, AA e AAA), sono nate prendendo in esame le difficoltà di un utente posto davanti ad un’interfaccia: dall’udito alla vista, compresa la possibilità di incorrere in crisi epilettiche. Sulla base delle varie difficoltà sono stati fatti test per individuare le best practices da integrare nelle linee guida.

Perché rendere accessibile un sito web?

Per rispondere a questa domanda credo sia utile iniziare guardando il dato oggettivo: il digitale ha acquisito un ruolo importante nella nostra vita, modificando profondamente il modo in cui le persone interagiscono tra loro. A Gennaio 2020 la percentuale di persone che utilizzano internet quotidianamente nel Nord Europa è del 95%, seguita dall’Europa Occidentale con il 92% (fonte: statista.com).

Il progressivo ampliamento della platea di utenti è una delle molteplici ragioni per cui l’accessibilità dovrebbe essere un aspetto chiave. Non è solamente un fattore di inclusione sociale, ma è anche un aiuto concreto alle difficoltà dei propri utenti. Per una azienda, di fronte a un aumento delle persone che navigano sul proprio sito, l’accessibilità permette di non tagliare fuori un numero sempre maggiore di utenti, diventando anche un vantaggio economico.

Se vista in quest’ottica sembra essere la strada giusta da percorrere, la realtà mette a dura prova la buona volontà. Infatti progettare un’interfaccia accessibile può rivelarsi complicato, soprattutto quando non si parte da zero ma bisogna lavorare su qualcosa di preesistente. Spesso si traduce in costi di intervento e manutenzione elevati, scoraggiando molti titolari di attività su web.

Il caso Domino’s Pizza.

Non a caso ho iniziato questo post definendo l’accessibilità come un aspetto “sottovalutato”. Proprio un errore di sottovalutazione ha portato la famosa catena di ristoranzione internazionale a diventare un caso di portata globale destinato a rivoluzionare il settore privato.

Domino’s Pizza ha iniziato una causa legale nel 2016 dopo che una persona disabile affetta da cecità totale, provando a ordinare una pizza, non era riuscita a completare il processo di acquisto sia dall’app che dal sito. L’azienda ha cercato di difendersi giustificando i costi per rendere accessibile l’infrastruttura e chiedendo in seguito l’archiviazione del caso. La Corte Suprema ha rifiutato tuttavia la richiesta di archiviazione (fonte: USA Today), creando un enorme precedente. In seguito a questo risultato le persone con disabilità, in America, possono ora fare causa ai rivenditori se il loro sito non è accessibile (fonte: LA Times).

La tutela contro la discriminazione per le persone con disabilità, in America, è regolamentata dall’American with Disability Act (link all’ADA su Wikipedia). Ma come funziona in Italia? Quali sono le normative a riguardo?

Qual’è la normativa in Italia?

Nel nostro Paese, attualmente, c’è la diffusa falsa “credenza” per la quale esclusivamente le pubbliche amministrazioni si debbano attenere agli standard di accessibilità. Infatti ci si ricorda solamente della famosa Legge Stanca del 2004, molto articolata e riguardante proprio le PA.

Passa quindi “nell’ombra” la legge 67/2006 (link al testo integrale) che prevede la rimozione di qualsiasi fattore discriminatorio, diretto o indiretto, per persone con disabilità. Al momento questa legge è l’unica a tutela degli utenti e la sua applicazione pare essere a discrezione dei Giudici.

Ecco arrivare la novità: un emendamento contenuto nell’art. 29 del d.l. Semplificazioni del 17 Luglio 2020, aggiorna di fatto la Legge Stanca e ridefinisce il quadro normativo attuale per i privati. Ora infatti, citando il testo della normativa, “La presente legge si applica altresi’ ai soggetti giuridici diversi da quelli di cui al comma 1, che offrono servizi al pubblico attraverso siti web o applicazioni mobili, con un fatturato medio,negli ultimi tre anni di attivita’, superiore a novecento milioni di euro.

L’Agenzia per l’Italia Digitale può applicare una sanzione pecuniaria pari al 5% del fatturato per il mancato adeguamento.

Questo, tuttavia, è solo l’inizio di una vera e propria rivoluzione che avverà da qui a breve.

Cosa cambierà nei prossimi anni?

Entro il 2022 l’Italia dovrà recepire l’European Accessibility Act (link con informazioni sull’EAA sul sito dell’UE), una direttiva del 2019 che andrà regolamentare l’accesso per le persone con disabilità a servizi quali sistemi operativi, smartphones, ATM, e-books ed e-commerce.

A partire dal 28 Giugno 2025, come si legge nella normativa, nessun prodotto o servizio non accessibile potrà essere immesso sul mercato Europeo.

Questo pone in ottica di valutazione d’investimento a medio termine i titolari di un e-commerce o di un’app, iniziando a valutare la portata degli aggiornamenti sui propri canali di vendita online.

Da dove iniziare per rendere accessibile un sito web?

Come è intuibile, non basta l’installazione di un plugin o l’aggiornamento di una libreria per risolvere il problema. Il più delle volte è necessaria un’attenta analisi per identificare i punti da correggere. Gli interventi da apportare variano dunque in base alla complessità del sito o dell’app.

Il W3C ha messo insieme una serie di tool di analisi che possono aiutare a farsi un’idea più o meno precisa sulle modifiche da apportare ai propri siti. L’elenco è disponibile a questa pagina https://www.w3.org/WAI/ER/tools/.

Tra tutti A-tester e Wave sono quelli che forniscono un’analisi live del proprio sito, automatizzata, e che riportano dei dati interessanti per poter fare delle prime valutazioni. A-tester compie un’analisi del codice e offre dei consigli sulle best practices da implementare. Ecco uno screen di esempio (clicca per ingrandire):

A-tester informa che il link alla pagina di Wikipedia della Carnia nel footer di Riefolo.dev dovrebbe avvertire che il collegamento viene aperto in una pagina nuova.

Wave offre un’analisi più completa dal punto di vista grafico, mettendo a disposizione qualche tool, come quello del controllo del contrasto e modifica live degli elementi per trovare la combinazione ideale tra testo e sfondo. Di seguito uno screen di esempio (clicca per ingrandire):

Wave informa che il contrasto del tag “beta”, in home page, non è ottimale. Nella barra laterale a sinistra è possibile intervenire direttamente sui colori per verificare la combinazione che valida per WCAG 2.1 livello AA e livello AAA.

Se si desidera scendere nello specifico, sicuramente la pagina dedicata alle WCAG 2.1 (link alla pagina di documentazione) è il luogo ideale da dove iniziare. La documentazione include delle referenze rapide che separando i livelli A, AA e AAA. Le informazioni fornite sono di carattere tecnico, con suggerimenti ed esempi di implementazione.

In conclusione, l’accessibilità è un fattore importante che entrerà (finalmente) nelle analisi di sviluppo dei prossimi siti e app, permettendo una maggiore inclusione e la rimozione, spero, di tante barriere che permeano internet al giorno d’oggi.


Riferimenti normativi

https://www.agid.gov.it/it/design-servizi/accessibilita

https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Stanca

Di Giovanni

Front-end Developer, WordPress Specialist e Consulente Digitale. Supporto Aziende e Freelance nello sviluppo dei progetti digitali.

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